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APPUNTI |
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5 novembre 2005 Quando entro nello scompartimento due ragazze parlano inglese, poi una si immerge nel suo iPod, e l’altra si mette a studiare un libretto di scuola guida, in italiano. Ogni tanto consulta un dizionario bilingue italiano-russo. La ragazza dell’iPod scende a Innsbruck, l’altra continua a studiare. Siamo in Germania quando squilla il suo telefonino, lei risponde in tedesco. Non resisto e le chiedo –Scusi, ma quante lingue parla? Sorride –Cinque, sei… Ucraino, russo, polacco, inglese, tedesco, italiano… Lyudmyla ha 22 anni, madre ucraina, padre tedesco, marito italiano, bellissimi occhi azzurri e scrive poesie. Mi vien da pensare che è la faccia più bella che il nostro futuro possa avere.
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12 novembre 2005 Giro guidato per Memmingen, dalla lapide che ricorda la sinagoga demolita nel 1938 al cimitero ebraico, sulle tracce di famiglie e di esistenze che il nazismo ha cancellato. Degli ebrei di Memmingen ne furono uccisi 106, di quelli che si salvarono perché espatriati, dopo la guerra tornò solo una donna, Paula Pick. Usciva all’imbrunire, camminava radente i muri, silenziosa e vestita di nero. E’ morta nel 2001, lasciando scritto che non voleva essere sepolta a Memmingen. Siamo una trentina di persone, pochi più giovani di me, molti più vecchi. Sento il tormento di questa generazione costretta a chiedere ai genitori e ai nonni dov’erano, cosa hanno fatto, e se anche personalmente non hanno fatto niente, come hanno fatto a non accorgersi di quello che succedeva. I vetri distrutti, gli appartamenti saccheggiati, la gente che spariva, le case e i negozi che passavano improvvisamente di proprietà…
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30 dicembre 2005 Sono andata a Falcade in corriera. Alle 9.20 è arrivato sul piazzale della stazione di Belluno il pullman della linea Venezia-Arabba. La Dolomiti bus, in vena più che mai di risparmi, ha deciso il trasbordo dei viaggiatori (con armi bagagli e sci) su un pullman a due piani con una specie di container a rimorchio, in modo che ci potessero stare anche i viaggiatori in attesa a Belluno, cioè io e una folta comitiva di ragazzi appena sbarcati (con armi bagagli e snowboard) dal treno da Padova. Chiaramente non c’era posto a sedere per tutti, qualcuno è rimasto in piedi, e c’è stata un po’ di agitazione, una ragazza, all’apparenza civile, ha sbottato contro una signora “Poteva rispondermi educatamente, la vecchia cogliona!”, e un signore veneziano, all’apparenza intelligente, ha detto all’autista che avrebbe dovuto controllare i biglietti e stabilire le precedenze. “Slac” avrebbe commentato mia nonna. Per mia nonna che, vedova a quarant’anni, non ha mai smesso il lutto, non si è mai tagliata le trecce, ma le ha sempre nascoste sotto un fazzoletto nero annodato sulla nuca, e per la quale l’unica gita era il pellegrinaggio al Santo (Antonio da Padova), gli “slac” erano una specie umana diversa, non proprio da ammirare. Donne anche anziane vestite di chiaro in estate e con la pelliccia in inverno e sempre con gli scarponcini ai piedi… uomini in pantaloni di velluto a coste larghe che passavano il tempo passeggiando, ragazzi che giocavano a pallone pestando l’erba che avrebbe poi dovuto essere falciata con maggior fatica. Una volta, aveva quasi ottant’anni, ne aveva sorpresi alcuni che giocavano su un suo prato. Quando li aveva sgridati, uno di loro aveva detto “se è suo, se lo cinti, signora”, al che lei aveva risposto “mi te cinte el cul”, che più o meno voleva dire, ti prendo a cinghiate sul sedere. I ragazzi abbandonarono precipitosamente il campo.
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20 gennaio 2006
Ho visto una mostra di foto alla Stadthaus di Ulm. Dal 2001 Bettina Flitner viaggia per l’Europa a fotografare le “grandi donne”, donne che nel loro Paese hanno vissuto qualcosa di straordinario, tanto da diventare un simbolo in Europa. Di ogni donna c’è un grande ritratto in bianco e nero (e tutte hanno bellissime facce, tanto da far passare la paura delle rughe), una foto a colori in casa, o sul luogo di lavoro, una breve biografia, e in qualche caso c’è anche la foto di un particolare o di un oggetto importante nella loro vita. L’Italia è presente con Inge Feltrinelli, Ilda Boccassini, e una baronessa calabrese che si è rifiutata di cedere alla mafia il suo uliveto. Della baronessa Teresa Cordopatri io non sapevo niente. Sul dépliant della mostra Bettina Flitner racconta come è stato preparato l’incontro con la baronessa Cordopatri. Letto in tedesco fa un curioso effetto di irrealtà… tradotto in italiano… eccolo: “Telefoni alla Guardia di Finanza, e richieda le mie guardie del corpo, altrimenti non possiamo andare per la strada.” La voce sottile all’altro capo del filo arriva nel mio studio di Colonia dal profondo Sud d’Italia. “E deve chiamare dal suo telefono, domani mattina presto”. C’è un clic, la comunicazione viene interrotta. Già più di una volta ho inviato a un numero di fax che lei mi aveva dato delle spiegazioni nel mio stentato italiano e ho sperato che si fidasse. Ovviamente telefono a quel posto di polizia a me del tutto sconosciuto, da qualche parte in Calabria. Ovviamente richiedo per il 20 marzo 2002 delle guardie del corpo armate per la baronessa Cordopatri. E naturalmente garantisco che nelle mie foto non sarà riconoscibile nessun altro che la baronessa. Del suo aspetto posso solo farmi una vaga idea sulla base di un fax che ho ricevuto da una collega da Roma. La foto pubblicata da un giornale di una donna dai capelli bianchi che sembra molto più vecchia. La sua storia: mozzafiato. Nelle foto della Flitner la baronessa è bellissima, e bellissima la sequenza della donna che guarda il mare con i finanzieri alle spalle, e poi un cartello stradale in una via di Reggio su cui tra volgarità varie c’è anche scritto viva la mafia, e poi l’uliveto, con un piccolo ulivo piantato da poco in primo piano. Della storia di Teresa Cordopatri non sapevo niente, pare quasi che la Calabria sia più lontana dal Veneto che dalla Germania.
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9 aprile 2006
Stamattina ho votato. L’Ulivo e la Quercia. Ed adesso, in questa giornata ancora incerta tra inverno e primavera, mi guardo intorno con una specie di angoscia… il prato con le primule, i gattici nel torrente, il ramo d’albicocco fiorito contro il muro, tutto potrebbe avvelenarsi. Se la maggioranza degli italiani voterà contro l’idea che chi più ha più deve pagare di tasse, che un po’ di sicurezza sociale nella vita di tutti ci vuole, che i figli degli operai devono avere le stesse opportunità dei figli dei professionisti, se voterà insomma contro i principi fondamentali della Costituzione… non ci sarà più bellezza sufficiente a rendere vivibile questo Paese. |