SE FU TUO DESTINO

 

I

 

L'uomo con l'impermeabile è là sul divano, al momento è semplicemente privo di coscienza, ma prima che rinvenga dovrò ucciderlo, scrisse.

Aveva deciso di lasciare una precisa spiegazione della storia prima del suo epilogo perché, non avendo mai ucciso nessuno, temeva che dopo non avrebbe avuto la lucidità necessaria; il tizio lo avrebbe ucciso con la pistola perché era la cosa che le faceva meno impressione: si trattava di sparare un colpo solo, o al massimo un paio se proprio la mano avesse avuto delle incertezze; di strozzare o di pugnalare non se ne parlava, a lei non piaceva il contatto fisico, figurarsi con gli agonizzanti che scalciano e si dimenano... in verità uno privo di coscienza non si sarebbe dimenato, però insomma sarebbe stato necessario mettergli le mani addosso.

Ma questi erano particolari da affrontare in un secondo momento, prima doveva mettere tutto il resto nel computer; aveva aperto un file a cui aveva dato il titolo se fu tuo destino, perché il fado era stato la colonna sonora di quell'ultimo mese, e poi aveva scritto quella prima frase, e adesso doveva spiegare bene chi era il tizio con l'impermeabile, anzi prima doveva spiegare un'altra cosa, il movente.

Non tollero di essere spiata, scrisse.

Mi hanno spiata da sempre, ha cominciato mia madre che controllava il diario, le lettere e persino la biancheria sporca, pensando di trovarci il segno di chissà quali perversioni..., la stava prendendo troppo da lontano? forse sì, però era vero, lei che era stata ragazza negli anni del femminismo più battagliero aveva dovuto lottare anche soltanto per indossare un vestito di seta indiana, uno di quei sacchi informi che solo nella fantasia malata di sua madre potevano essere motivo di attrazione erotica... non era di questo però che intendeva scrivere, anche perché poi per fortuna sua madre era morta, ma lei doveva proprio essere una scema votata alla schiavitù, perché subito dopo aveva conosciuto Livio e se l'era sposato. Questo lo doveva scrivere.

Anche mio marito mi controllava la biancheria quando rientravo, va bene che è molto più vecchio di me e nonostante la sua carriera e il suo potere sentiva di non avere la forza di tenermi, ma dovete riconoscere che è una cosa umiliante, e imbarazzante, e ripugnante, scrisse.

Scrisse proprio imbarazzante e umiliante e ripugnante, e scrisse anche dovete, perché i destinatari del messaggio erano quelli che avrebbero trovato il cadavere; il cadavere sul divano e l'assassina seduta là vicino, sì, perché lei subito dopo avergli sparato avrebbe telefonato alla polizia, e li avrebbe aspettati, ma poi una volta che fossero arrivati non avrebbe più spiccicato una parola.

Sotto choc, avrebbero detto che era sotto choc, ci sarebbero stati degli articoli sui giornali, qualche giorno di scandalo cittadino e poi la cosa si sarebbe spenta nel silenzio, perché lei non avrebbe parlato, e l'unica spiegazione che avrebbero trovato sarebbe stata appunto questa, scritta nel file dal titolo se fu tuo destino.

Dunque...

Quasi vent'anni mi ci sono voluti per trovare il coraggio di dirgli -me ne vado, scrisse. Lui aveva anche cercato di picchiarla, ma questo non lo scrisse, come non scrisse che lei allora aveva preso in mano le forbici e gli aveva detto, -fosse l'ultima cosa che faccio, ma te le ficco in un occhio. Questa è una frase molto efficace da dirsi ai mariti, ammoscia tutte le loro velleità di dominio, ed insieme è una cosa che si vergognano a ripetere in giro, lui infatti l'aveva lasciata andare e le pagava regolarmente gli alimenti.

Era stato un anno di pace, senza sguardi, senza intimità, senza contiguità... pretende tanto una se vuole il proprio spazio intorno, uno spazio vuoto che le consenta di respirare e, perché no, di scoreggiare in pace? Naturalmente scrisse del respirare e non dello scoreggiare perché era una signora, e l'unico messaggio che avrebbe trasmesso al mondo dopo il delitto doveva essere misurato e di buon gusto.

Dunque, era stato un anno in cui il suo spazio era stato rispettato, usciva raramente con qualche amica, più raramente ancora con qualche amico, e la sua vita era del tutto limpida e priva di ombre.

E' bellissimo avere una vita limpida e del tutto priva di ombre, scrisse, e scrisse anche, per questo non l'ho potuto sopportare.

E' cominciato un mese fa, scrisse.

Era uno degli ultimi giorni di febbraio, uno di quei giorni in cui il vento graffia il cielo e il viso e le cortecce degli alberi, portando tutti i nervi allo scoperto, scrisse (forse tutti questi particolari possono sembrare superflui, ma lei era convinta che non lo fossero, perché un po' di letteratura elevava il tono del tutto, facendo sì che non avessero il coraggio di insistere troppo con le domande), e poi scrisse ancora, ero al parco con un libro, anzi cancellò libro e scrisse ero al parco con lo Straniero di Camus... quello era un esistenzialismo proprio da assassini, che avrebbe aperto il dibattito giornalistico sul rapporto tra i comportamenti criminali e i buoni libri, sì, perché i delitti o sono colpa della cattiva televisione o della buona letteratura. Tutto questo naturalmente non lo scrisse, erano solo divagazioni che le passavano per la testa con il ritmo delle chitarre dei Madredeus.

Dunque...

Alzando gli occhi dal libro l'ho visto in piedi accanto alla fontana dei pesci rossi, ed ho sentito subito che non era una cosa casuale. Non mi si dica che sono paranoica: io sento pochissime cose, ma quelle che sento le conosco con certezza assoluta: quello mi stava spiando, scrisse.

E scrisse ancora: si è poi ripetuto quasi tutte le volte in cui sono uscita di casa: era al supermercato che frugava nei surgelati mentre io mi avviavo alla cassa, ed è stato seduto tre file dietro di me al cinema, ed ha bevuto birra al banco per tutto il tempo che io ho impiegato a mangiare una pizza.

E sia ben chiaro, scrisse ancora, non era un maniaco.

Ho saputo subito di poterlo escludere dai corteggiatori, scrisse, quelli cercano uno sguardo e una parola, ti si parano davanti, capaci di inciamparti nei piedi per provocare un incontro. E nello stesso istante ho saputo che lo si poteva escludere anche dai maniaci che, sia pure con maggiore volgarità e pronti all'esibizione di qualcosa che nascondono sotto l'impermeabile, cercano la stessa cosa: di farsi vedere, scrisse.

Quello non era né un corteggiatore né un maniaco: era uno spione.

Uno spione professionista e imbranato, cioè il massimo dell'insopportabile.

Sì, perché lo stronzo (lo stronzo è mio marito, e sarà con questo epiteto che parlerò di lui d'ora in avanti, questo lo scrisse in nota a pié di pagina), poi riprese nel testo normale, lo stronzo non si dà la pena di spiarmi in proprio, e quindi si è trovato un detective da pochi soldi, un imbecille che inciampa nei gradini e passa col rosso facendosi suonare dietro, ed ha un impermeabile sudicio alla tenente Colombo.

L'impermeabile sudicio è stata la sua condanna a morte, scrisse.

Sì, perché tra non più di mezz'ora gli sparerò, scrisse, e lo sottolineò.

So che con questa affermazione mi guadagno l'imputazione di omicidio volontario premeditato, scrisse, ma vorrei che mi si capisse: detesto essere spiata. Lo sono stata sempre, chiusa in una trappola che ha rischiato infinite volte di strozzarmi, mi ero illusa di poter respirare, e vi giuro che più innocente di me non c'era nessuno, e nessuno meno di me meritava di essere spiato, ed eccolo, l'impermeabile sudicio ha cominciato ad alitarmi attorno.

Fosse stato un impermeabile pulito avrei forse sentito l'obbligo morale di dirgli, -smettila, so che è lo stronzo che ti paga, ma potrei pagarti anch'io per smettere, oppure avrei telefonato direttamente allo stronzo, dicendogli -fallo smettere, scrisse. E lo stronzo, che detesta vedersi colto in flagrante, avrebbe obbedito, questo non era necessario scriverlo, perché lo sapevano tutti quanto fragile fosse quell'uomo dietro la sua presunzione di onnipotenza.

Ma l'impermeabile sudicio (a proposito, scrisse di nuovo in nota, è proprio vomitevole vederlo lì sulla pelle bianca del mio divano,) l'impermeabile sudicio è del tutto imperdonabile, è una tale assenza di riguardo nei miei confronti che non potrò fare altro che ammazzarlo, e sia ben chiaro, è questo che vorrei fosse chiaro, è stato lo stronzo a provocarmi, lui sapeva meglio di tutti quanto io non sopporti essere spiata, scrisse, lo sapeva ed appunto per questo ha trovato il detective più indecente e visibile per farmi spiare, scrisse.

Ho la pistola, e so come si usa, in questo ho avuto un buon istruttore, scrisse.

Ma prima dovrei anche dire come l'ho portato qua, scrisse.

Brevemente, perché comincio ad essere stanca, e per sparargli devo avere la mano ferma, scrisse; sarebbe stato forse il caso di mettergli un cuscino sotto la testa e uno sopra la faccia, per non sporcare troppo, questo lo pensò ma non lo scrisse, non era necessario.

Doveva scrivere invece come l'aveva portato a casa. Era bastato chiederglielo, e questo dimostrava quanto fosse sprovveduto, a meno che il suo incarico non prevedesse di entrarle in casa, di spiare tra le sue cose... in questo caso meno male che aveva provveduto ad immobilizzarlo prima che potesse toccare una cosa qualunque.

Dunque, quando oggi pomeriggio sono andata ai giardini del museo d'arte moderna, lui era già là, scrisse. La cosa stupefacente, quella che mi ha fatta decidere, bandendo ogni esitazione, scrisse, è che lui ormai mi precedeva. Non gli era più necessario seguirmi, il suo spiarmi lo aveva portato a una tale indecente intimità con i miei pensieri da sapere dove sarei andata prima che io stessa avessi deciso dove andare.

Vi rendete conto, scrisse, vi rendete conto che atrocità sia questa? che terribile violazione fin dello spazio interiore della mia libertà?

E' stato in quel momento che ho deciso, scrisse.

Ho camminato nel labirinto di ferri e di lamine che chiamano sculture, mi sono avvicinata e gli ho detto -le devo parlare, scrisse. Lui aveva una faccia idiota che da vicino rivelava qualche brufolo e dei peletti ispidi nella piega del mento dove non era arrivato il rasoio, nient'altro: né stupore né interesse, questo a conferma che lo stronzo si era scelto proprio quello che costava meno.

Sempre che lo stronzo lo paghi, perché non sarebbe la prima volta che si fa fornire gratuitamente delle prestazioni, in cambio di una non meglio definita disponibilità... questo lo scrisse, perché voleva che da questa situazione suo marito ricavasse tutto l'imbarazzo possibile.

Non che lei lo odiasse, semplicemente lo disprezzava: e il disprezzo, questo genere di disprezzo, è un'esperienza totalizzante ed ineffabile come il misticismo medievale: non si riesce a tradurla in parole adeguate né è possibile raggiungere un appagamento definitivo.

Quindi non restava che tornare alla banalità degli accadimenti.

Dunque, scrisse, -dovrebbe venire a casa mia, gli ho detto, solo dovrebbe camminarmi davanti, perché non sopporto più di essere seguita, gli ho detto questo e lui non ha risposto, semplicemente si è avviato, lasciandomi per un momento nel dubbio che si trattasse di uno psicolabile, ma poi ho ritrovato la sicurezza delle mie sensazioni.

Il tipo mi spiava, forse era stato pagato anche per entrarmi in casa ed ancora non c'era riuscito, ed io addirittura gli aprivo la porta, cosa avrebbe potuto desiderare di meglio?, scrisse.

Ed infatti si era avviato verso casa di buon passo, sicuro del percorso, si era fermato solo all'ultimo incrocio, e lei gli aveva detto -passiamo dal vicolo interno. Il vicolo interno dava su un cantiere e a quell'ora di sabato non lavorava nessuno. Non che fosse indispensabile passare inosservati, ma a lei piaceva.

Dopo tutto era stato molto semplice, del resto tutte le cose sono semplici, se si è sufficientemente determinati, e lei lo era.

L'ho fatto entrare, scrisse, l'ho invitato ad accomodarsi sul divano nonostante l'indecenza dell'impermeabile, poi sono andata in cucina a preparare il caffè, ed invece ho preparato la siringa, e con una mano ferma di cui sono proprio orgogliosa gliela ho infilata nel braccio. Ho distolto lo sguardo, scrisse, dallo stupore della sua faccia, probabilmente era la prima volta da quando era venuta alla luce che quella faccia esprimeva qualcosa, ma era solo uno stupore idiota, scrisse. Ho distolto lo sguardo, e quando l'ho guardato di nuovo la testa era già stupidamente reclinata sulla spalla, scrisse.

Ed è stato allora, scrisse, che ho acceso il computer, per raccontare quello che avevo fatto e quello che avrei fatto.

Ed infine scrisse: adesso non mi resta che fare quello che non ho ancora fatto.

 

 

II

 

Da una cabina in piazza telefonò in questura, facendo il numero diretto dello stronzo, ma rispose la segretaria ed ebbe anche il coraggio di chiedere se era proprio urgente. Lei comunque non rispose e la tizia dovette cedere -glielo passo, disse.

-Dovresti andare subito a casa mia, glielo disse così, senza neppure il  preambolo dei saluti.

-Tu dove sei? chiese lui.

-Dove sono io è la cosa meno importante, quello che dovrebbe importarti è invece quello che troverai sul mio divano. Ti consiglio di andarci subito.

E riattaccò.

Poi andò al cinema, pensando che probabilmente aveva proprio avuto l'idea migliore: non aveva sparato al detective, ma l'aveva lasciato privo di sensi sul divano, ed in quella situazione lo avrebbe trovato lo stronzo, che avrebbe aspettato rinvenisse e poi lo avrebbe accompagnato fuori, e lo avrebbe licenziato. Nel frattempo avrebbe ficcanasato in casa, lo stronzo per mestiere e per vocazione violava gli spazi altrui, e avrebbe violato anche il computer, avrebbe letto tutto, a cominciare dal se fu tuo destino.

Quella almeno non sarebbe stata una indiscrezione perché l'aveva scritto per lui, perché si rendesse conto dei pericoli che stava correndo e che stava facendo correre alle persone che pagava perché la seguissero, e smettesse una volta per tutte di perseguitarla.

Era pronta ad uccidere pur di essere lasciata in pace, ed il poliziotto più intelligente della città avrebbe dovuto capire che stava facendo sul serio.

 

 

III

 

Ed infatti sembrò averlo capito.

Così la settimana successiva scivolò via splendidamente vuota. Lei rinvasò i gerani, ed un giorno andò a camminare in collina nella fioritura dei ciliegi, ed era talmente bello che lei pensò che davvero si potrebbe uccidere per camminare in silenzio nella fioritura dei ciliegi. Si fermò ad una trattoria a mangiare il risotto con gli asparagi, ed ebbe un solo momento di panico, quando si accorse che da un altro tavolo un uomo la stava guardando, ma poi si rassicurò avvertendo che era solo un maniaco. Se ne andò sul suo camion prima che lei avesse finito il risotto, ma anche se si fosse fermato non le avrebbe dato più di tanto fastidio: l'importante era che non la spiasse.

Lo spione dall'impermeabile lercio era sparito, non c'era né davanti all'edicola, né al supermercato, né al parco, ed il pomeriggio di venerdì, per avere la certezza assoluta dello scampato pericolo, lei andò ai giardini del museo d'arte moderna, stavano smobilitando la ferraglia sparsa per i prati, e lui non c'era.

Davvero lo stronzo l'aveva licenziato, e visto che neppure lui, lo stronzo si intende, per tutta la settimana si era fatto vivo, si poteva pensare che avesse deciso di lasciarla in pace.

Bene, pensò, avrebbe fatto le pulizie di Pasqua, una luce come di miele e camomilla entrava dalle finestre aperte, e dalle stesse finestre, usciva, miele e veleno, il fado dei Madredeus... Questa era la sua limpida felicità, quella che lei era in grado di difendere contro chiunque.

 

Contro chiunque, ma non contro la notizia che lesse l'indomani sulla prima pagina del quotidiano locale: un cadavere senza nome era stato ripescato dal fiume, le canne nei pressi della chiusa lo avevano trattenuto, e se anche le cartilagini del naso e delle orecchie erano già state mangiate dai pesci conservava addosso parte dei vestiti, una specie di impermeabile gli si era avvoltolato intorno alla gola. -Suicidio o macabro rito? si interrogava il cronista, e -sconosciuto di passaggio o concittadino irriconoscibile?

Lei non ebbe dubbi, non sull'identità del cadavere, che non conosceva, ma sul fatto che si trattasse del detective disgraziato. Lei era stata l'ultima a vederlo vivo? lo stronzo l'aveva visto dopo di lei. Poteva averlo portato via ancora semiincosciente e poi buttato nel fiume? Per quanto lui ce l'avesse a morte con gli imbranati e con tutti quelli che combinano castronerie, la morte sarebbe stata una punizione eccessiva. E se invece gli avesse detto delle cose tanto orribili da averlo istigato al suicidio? lo stronzo in questo era uno specialista...  quando vivevano insieme lei passava buona parte del tempo a fantasticare su modi e metodi del proprio suicidio.

-Sei un fallito, e puzzi anche... poteva avergli detto, e l'aveva forse minacciato di denuncia per essersi intrufolato nell'appartamento...

Ma vi pare che un disgraziato del genere non sappia di essere un fallito e di puzzare, e non sia abituato a minacce e ricatti?

Uno così non si suicida: nulla al mondo, neppure il più fetente dei poliziotti ha il potere di indurlo a finire una vita che tanto non vale niente... Restava comunque il fatto che, si fosse buttato o fosse stato buttato nel fiume, era morto, e lei...

Lei dovette telefonare allo stronzo.

La segretaria disse che era fuori città da alcuni giorni, che sarebbe tornato quel pomeriggio, che gli avrebbe riferito il messaggio, che...

Lei riattaccò e riprese a pulire vetri.

 

Aveva pulito i vetri e gli infissi, lavato e stirato le tende, e le stava riappendendo nell'ultimo sole del pomeriggio, quando lo stronzo parcheggiò l'alfa davanti al cancello. Lá fora estão os Senhores da Guerra cantavano i Madredeus,  e lei si era lasciata graffiare e lacerare e catturare, ed avrebbe voluto essere dove non era mai stata, sull'ultimo lembo di terra dove comincia l'oceano, ed aveva sentito le emozioni con tanta intensità che era stato come esserci davvero. Quando l'alfa si era fermata davanti al cancello era corsa a spegnere lo stereo perché lui non rovinasse per sempre quella musica con lo sfregio delle sue parole.

-Ciao, gli disse aprendogli.

-Allora?

-Allora cosa?

-Mi volevi vedere, no?

-Non proprio.

-Senti, è ora che tu la smetta di farmi correre senza motivo.

-Senza motivo?

-Sabato scorso mi hai fatto venire qua con tanta furia che pensavo di trovare qualche tuo amante morto nel letto, ed oggi hai telefonato tutta agitata... Rita mi ha detto che sembravi avere di nuovo una grande fretta di vedermi...

-Rita?!?

-Sai bene chi è Rita, come sai anche che vado a letto con lei, e sei anche gelosa...

-Ma...

-Non negarlo, che non ti crede nessuno. Solo che dovresti decidere una volta per tutte.

-Cosa?

-Quello che vuoi da me: non puoi lamentarti che ti perseguito, mandarmi a dire dagli avvocati che devo lasciarti in pace, e se poi sto una settimana senza farmi vivo chiamarmi di continuo in ufficio, mettendo in agitazione quella che sa apprezzare ciò che tu, per puro snobismo, hai sempre finto di disprezzare.

-Ma...

-Smettila di interrompermi... sei stata tu che mi hai fatto venire qua, ed adesso devi ascoltarmi.

 

Era finita che aveva dovuto chiedergli scusa, e poi si era buttata a letto con un gran mal di testa, ed aveva dovuto finire la serata con il prozac: ecco cosa significa avere a che fare con uno stronzo.

 

Al risveglio dell'indomani, domenica delle palme, accanto al fastidio del mal di testa residuo ebbe la consolazione di poter pensare che il disgraziato dall'impermeabile lercio da quella casa se n'era andato sulle sue gambe, e nessuno era in grado di collegarlo a lei, a parte il poliziotto stronzo che appena tornato in ufficio avrebbe scoperto l'identità dell'annegato, ma non aveva ragione di pensare che quello fosse venuto a casa sua appena prima di finire in acqua.

Chissà se ne avrebbe assunto un altro per spiarla? la spiava e poi la trattava da paranoica con i deliri di persecuzione, e poi finiva col dire che era lei a voler essere spiata... E se fosse stato davvero così, se lei fosse stata intimamente deformata dal rapporto patologico che aveva avuto con lui, e cercasse di mantenere in piedi un simulacro di quel rapporto anche dopo che era morto e sepolto, e non sapeva più di niente, nemmeno di cadavere?

A proposito di cadavere... era meglio pensare ai cadaveri altrui che alla propria vita interiore, l'indomani ci sarebbe stato di sicuro sul giornale il nome del poveretto, e la sua triste storia di perdente: aveva incarichi occasionali ed era alcolizzato, ed una sera era scivolato nel fiume, e sulla faccia aveva certo avuto in quel momento la stessa espressione di stupido stupore con cui aveva guardato lei quando gli aveva infilato la siringa.

I cadaveri, tutti, bisogna lasciarseli alle spalle, cercò di concludere, e riaccese lo stereo. La voce di Teresa Salgueiro riprese a cantare Porto calmo de abrigo/de um futuro maior/porventura perdido/no presente temor, e lei riuscì di nuovo a vedersi su un belvedere buio, sopra le luci del porto e il nero di pece dell'oceano, accanto all'uomo che non esisteva, ma che lì e soltanto lì per un momento sarebbe diventato realtà e le avrebbe preso la mano...

Anche lei aveva un cuore, solo che per non farselo sbranare doveva tenerlo ben nascosto.

 

 

IV

 

Cominciò la settimana di passione.

Il lunedì lavò i servizi di bicchieri e le porcellane, reliquie del suo bel matrimonio borghese, stirò le camicie di seta, mise negli scatoloni le maglie dell'inverno, lasciò respirare sul terrazzino le scarpe pesanti prima di riporle: tutti questi, se si vive da soli, sono gesti di libertà, il congedarsi da una stagione per inoltrarsi nella successiva, lei lo faceva da padrona e signora dell'aria e del tempo. Sfogliò il giornale locale, dove non si diceva niente dell'annegato in impermeabile, forse tutto il giallo era già stato risolto, detective ubriaco scivola in pasto ai pesci... una notizia così finisce con l'essere insignificante anche per la stampa locale.

Figuriamoci per lei.

Solo che l'indomani, martedì, se lo vide davanti, in piedi accanto alla vasca dei pesci.  Cioè, lo vide ritratto in una foto di grande formato che le fu recapitata per posta in una busta gialla: era nell'esatta posizione della prima volta in cui l'aveva visto, e la stava guardando in faccia... cioè stava guardando direttamente nell'obiettivo.  Lo stronzo, pensò, lo stronzo l'aveva assunto, e l'aveva anche fotografato nel momento in cui cominciava il suo lavoro, ma subito dopo si rese conto che questa era davvero paranoia, in effetti lo stronzo, per quanto stronzo, nella vita aveva anche qualcos'altro da fare oltre a tormentare lei, e poi era troppo conosciuto perché si potesse esporre con questo gioco da fotografo dilettante, ed infine, cosa questa fondamentale, quando nel parco aveva avvertito per la prima volta la presenza dello spione non aveva affatto sentito lo stronzo. A questo proposito non si sbagliava mai, lo sentiva anche a distanza di centinaia di metri, come il più insinuante dei cattivi odori.

E adesso, si chiese, cosa avrebbe fatto?

Domanda di una idiozia assoluta: non avrebbe fatto proprio niente, nient'altro che aspettare i successivi messaggi, per vedere la forma che avrebbe assunto il ricatto.

Fortuna che tutta la forza del suo carattere veniva fuori nelle emergenze: era una che poteva disperarsi per una brutta messa in piega o per un uovo caduto sul pavimento, ma era capace di reazioni lucide e misurate davanti alle foto che la ritraevano con un morto ammazzato. Sì, perché nella foto arrivata il mercoledì erano al supermercato, lei alla cassa, appoggiata al carrello sembrava proprio una casalinga, e lui appoggiato al cassone dei surgelati sembrava proprio un drogato.

Come aveva fatto a non pensarci prima? il disgraziato dall'impermeabile lercio non era il detective, il detective era questo che scattava le foto, l'altro era stato pagato per seguirla. La sequenza sarebbe dunque questa: lo stronzo paga un detective perché la segua, il detective ha bisogno di qualcosa di interessante da fotografare, e trova un drogato che si presta a seguirla, e il detective li segue tutt'e due... La foto arrivata mercoledì li ritraeva al supermercato, quella di giovedì davanti alla vetrina di un negozio di scarpe, lei non si era neppure accorta che le si fosse avvicinato tanto, o forse era la ripresa col teleobiettivo a farli sembrare così vicini, ma davvero erano tanto vicini che tra loro sembrava doverci essere qualche intesa.

Non credeva, non voleva credere ai propri occhi, ma quella foto diceva qualcosa che non c'era mai stato e lo faceva sembrare vero: tra quei due c'era... se non una relazione sentimentale (quella, almeno quella, era recisamente smentita dall'incompatibilità tra l'impermeabile lercio e il tallieur di buon taglio) poteva essere uno spaccio di stupefacenti. Ecco, quello avrebbe potuto essere il suo fornitore di coca: una signora per bene si fa di coca, no?, e cosa può essere di più allettante per un detective privato che portarne le prove al marito poliziotto, anzi capo della polizia?

Ma perché le mandava a lei, invece che consegnarle a lui? Perché di lui aveva paura, adesso che c'era stato un morto, mentre di lei chi poteva mai avere paura? lei era una poveretta nella cui vita tutti potevano rovistare e ficcanasare, cercando di crearvi il massimo di disordine come stava facendo questo con lo stillicidio delle fotografie: quella di venerdì andava verso l'epilogo della storia: l'impermeabile lercio camminava davanti, e lei dietro, come dovessero raggiungere chissà quale luogo di appuntamenti.

La foto di sabato, lei ne era sicura, li avrebbe colti entrambi nel vicolo, o addirittura mentre entravano in casa, era stata scattata dal cantiere che lei credeva deserto... Lei non si era mai accorta dello spione vero perché distratta dallo spione falso, questa era stata la beffa peggiore: sentiva, aveva sentito fin dall'inizio, di essere spiata, ma non aveva avuto sufficiente lucidità per capire da chi, ed aveva dunque collaborato al gioco che avevano fatto contro di lei... collaborazione fin troppo attiva... Quando poi l'impermeabile lercio se l'era portato in casa l'altro aveva dovuto intervenire, era entrato (se era uno spione professionista non aveva certo difficoltà ad entrarle in casa) e se l'era portato via, e perché non creasse imbarazzi l'aveva anche buttato nel fiume. Su un drogato nessuno si mette a fare troppe indagini. Intanto restavano le foto su cui guadagnare qualcosa... ed infatti  sabato, sabato santo, invece della foto dal vicolo di cui lei era sicura come l'avesse vista, arrivarono due righe scritte banalmente a macchina (mancava solo la carta intestata dell'agenzia investigativa, e questo confermava che non avevano paura di lei, che erano del tutto convinti che lei non avrebbe potuto fare altro che pagare), quelle due righe scritte a macchina chiedevano due milioni per i negativi.

Due milioni sono una cifra irrisoria, ma confermavano che a questo punto per il detective senza scrupoli poco era meglio di niente, e che voleva essere sicuro che lei non fosse tentata dal raccontare tutto allo stronzo, perché non sarebbe stato certo necessario essere dei geni investigativi per smascherare il tutto, fargli perdere il patentino di detective (i detective hanno il patentino? una qualche forma di autorizzazione dalla questura dovranno pur averla) e magari chiuderlo via come responsabile dell'omicidio del drogato.

Ora l'impermeabile lercio poteva chiamarlo semplicemente drogato... e forse lo stupore attonito che aveva avuto di fronte alla siringa era quello di chi vede finalmente realizzato il sogno della propria vita: essere portato in casa da una signora che invece del caffè ti offre una dose gratuita e abbondante...

Non a caso dunque non aveva tentato la minima resistenza.

 

Due milioni per i negativi, domenica mattina alle sei dietro il cimitero militare tedesco.

 

Ci sarebbe andata, non perché avesse paura del ricatto, anzi ci sarebbe andata proprio perché aveva smesso di avere paura, e voleva vederlo bene in faccia quello che aveva avuto tanta spudoratezza da seguirla facendola seguire, da fotografarla al fianco di un rifiuto della società, da costruire contro di lei le prove di una storia che non esisteva, da pretendere che di tutto questo lei avesse paura come di una parte oscura e vergognosa della propria vita.

Voleva davvero vederlo bene in faccia.

 

 

 

V

 

Sentì odore di valeriana, che è un eufemismo per dire odore di escrementi secchi, e capì che era lui prima ancora di vederlo.

In questo viaggio che ho cominciato, mormorò, ma la sua voce non poteva essere modulata altro che in singhiozzi, e la musica se n'era andata anche dalla memoria, mentre dentro e intorno c'era un gelo in bianco e nero in cui dilagava  quell'odore di valeriana a cui era troppo tardi per sottrarsi... ed infatti, svoltato l'angolo del muro di cinta del cimitero, lo vide là sulla via sterrata, tra il muro del cimitero e la siepe, che l'aspettava.

-Buona Pasqua, le disse.

E visto che lei taceva aggiunse -Hai avuto una gran paura, eh?

-Sei proprio stronzo. L'aveva finalmento detto, finalmente lo chiamava con l'unico nome che lo designava perfettamente, ed almeno questo le parve un progresso.

-Perché sarei stronzo?

-Perché devi fare sempre la parte del più furbo, quello che gioca con la vita degli altri. Al momento non capiva niente, non le riusciva di ricapitolare la storia in una maniera ragionevole, si sentiva solo offesa, come mai... come sempre da lui.

-Cosa avrei fatto?

Ecco che la provocava, che voleva dimostrare ancora una volta la sua inettitudine, costringendola al silenzio, ma lei doveva parlare, qualcosa doveva dire ed allora rapidamente, molto rapidamente, dovette pensare... -Hai pagato un disgraziato per farmi seguire ed un altro per fotografarlo mentre mi seguiva.

-Ma davvero...

Doveva interromperlo, stavolta doveva essere lei ad interromperlo, perché chi interrompe ha ragione, e stavolta lei era tanto arrabbiata che avrebbe avuto ragione. -E non contento di violare uno spazio che proprio non ti appartiene hai preteso di spaventarmi, e ricattarmi, e...

-Cosa avresti preferito, che ti avessi arrestata?

-Cosa stai dicendo?!?

-Quel bel tipo te lo sei portato a casa, no?

-E allora?

-E l'hai ammazzato.

-No...

-Quando sono arrivato a casa tua era stecchito sul divano.

-No.

-Certo che sì... mi hai telefonato perché te ne liberassi, ed io con qualche rischio l'ho fatto.

-Cosa hai fatto?!?

-L'ho caricato in macchina e l'ho buttato nel fiume.

-L'hai assassinato...

-Tu l'hai assassinato.

-L'ho solo addormentato... la fiala che ho usato non poteva avere efficacia per più di tre ore.

-Solo che lui era allergico.

-E tu come lo sai?

-Hai mai sentito parlare di autopsie?...  non c'era una goccia d'acqua nei polmoni e questo dimostra senza ombra di dubbio che il tuo amico quando è stato buttato in acqua era già morto, e poi gli esami...

Interromperlo, doveva interromperlo, prima di ammutolire del tutto, di perdere la ragione e il respiro...

-E naturalmente tu sai anche chi era quell'individuo.

-Sì.

-E perché mi seguiva.

-Sì.

-E sai anche chi era quello che scattava le foto.

-Sì.

Sorrideva, il peggio era che sorrideva.

La trattava ancora una volta come la più stupida delle cavie, quella che mai sarebbe riuscita ad uscire dal labirinto.

Il cielo si stava schiarendo nell'alba, e lei si accorse allora della gran fioritura dei ciliegi oltre la siepe, verso la collina... non aveva il diritto di rovinarle anche l'immagine dei ciliegi, sì perché lei sentiva che da adesso e per sempre i ciliegi, e le albe, e la mattina di Pasqua, e le scarpe blu su cui aveva abbassato gli occhi sarebbero stati inguardabili, perché erano lo scenario che il grande investigatore aveva scelto per raccontarle la sua verità.

 

Inverosimile, eppure del tutto logica, come nalla migliore tradizione.

 

Raccontò di una performance organizzata dal museo d'arte moderna -tu che sei colta, disse, dovresti sapere cosa sono le performance, questa si chiamava inseguimenti, e prevedeva che l'artista, -il tuo amico era appunto un artista croato dal nome impronunciabile che sembra si stesse costruendo una fama con queste cose, precisò, -prevedeva che l'artista scegliesse qualcuno da seguire, e lo seguisse giorno dopo giorno, entrando silenzioso nei fotogrammi della sua vita. Sì, perché la cosa mano a mano che accade viene documentata fotograficamente da un collaboratore, da momento in cui è cominciata all'epilogo...

Continuava a sorridere lo stronzo, lei con fatica immane aveva alzato gli occhi dal blu delle proprie scarpe, solo per dover registrare che lui continuava a sorridere...

E a spiegare, pedante e ironico come può essere solo il grande investigatore: -l'epilogo è il momento in cui l'artista viene ammesso in uno spazio privato a cui il fotografo non può accedere: in quel momento la relazione simulata è diventata realtà e non interessa più, perché, mi hanno detto, tutto il lavoro presume un contatto-non contatto.

-Che tu l'abbia scopato o ammazzato in altre parole non interessa a nessuno, concluse, -il fotografo ha ritenuto concluso il lavoro quando ti sei fatta entrare in casa l'amico.

-Dai, di' qualcosa, le ordinò dopo un momento.

-Le foto... mormorò lei interrogativa.

-Ah sì, me ne hanno chiesta la restituzione dopo l'inchiesta, che per quanto mi riguarda è già conclusa, ed io naturalmente ho detto di non avere niente in contrario. Pensa che tuo malgrado, senza altro merito che il tuo bel culo e le tue paranoie, sei entrata nella storia dell'arte... E sarai esposta con l'uomo che hai ammazzato nei più importanti musei del mondo, da Monaco a New York, ma questo lo sappiamo solo noi due, che l'hai ammazzato, intendo.

 

-Ringraziami, disse.

E poi aggiunse: -Spero che ti renda conto che solo io so risolvere le cose.

E ancora: -Da sola sei solo capace di andarti a mettere nei guai come una capra.

Non pretendeva che rispondesse, anzi, come sempre, per lui non c'era miglior assenso del silenzio che lui solo poteva riempire: -Tutti gli occhi intorno, i tuoi e quelli di tutti gli altri, sono velati da cataratte pesanti come saracinesche, disse.

E concluse: -Spero abbia capito una volta per tutte che i tuoi occhi sono io: i tuoi occhi e la tua volontà, e di te faccio quello che voglio.

A quel punto però pretese una risposta: -Capito?

 

Capito, confermò lei mentalmente.

Basta essere calmi, lucidi e determinati.

Un gesto è solo un gesto.

Si toglie la pistola dalla tasca e si spara. Ancora una volta la sua mano seppe avere la determinazione delle grandi occasioni perché lo prese proprio in fronte, con la stessa espressione di idiozia stupefatta di quell'altro davanti alla siringa.

Le aveva insegnato a sparare, l'aveva costretta ad imparare a sparare, ma non era riuscito a snaturare la sua anima, perché subito dopo lei ritrovò musica e versi come avesse compiuto un destino: se foi meu destino se fu il mio destino contar uma história tão breve raccontare una storia tanto breve, e longo o caminho mas a alma quer...

E come svegliate dallo sparo, le campane del duomo cominciarono a suonare festose per la prima messa.