|
Il luogo del delitto |
|
|
|
Il villaggio venne costruito in pineta negli anni sessanta. Una decina di case bianche, dal nome di donna: Villa Chiara, Villa Annalisa, Villa Katia… con due appartamenti a pianterreno e due al primo piano, le persiane grige e le scale esterne di legno scuro. La strada gira come un anello all’esterno, e i posti macchina, accuratamente numerati, uno per appartamento, sono delle tettoie in ferro coperte da edera o vite americana. I vialetti tra le case sono di grandi piastrelle di ghiaino lavato, il fondo delle piscine è di piccole piastrelle celesti, i pavimenti degli interni sono di piastrelle verdi e azzurre. Qualche oleandro e qualche panchina sotto i pini e un custode che ha cura di tutto contribuirono a farne un bel posto per famiglie benestanti, negli anni sessanta e settanta. Gli appartamenti vennero per lo più comprati o affittati da veneti di terraferma, a cui presto si mescolarono tedeschi e austriaci, che via via diventavano più numerosi e rumorosi, con qualche problema di posti macchina proditoriamente occupati perché le macchine si moltiplicavano più rapidamente degli esseri umani… I decenni passano e tutto il litorale fiorisce di altri villaggi dai colori smaglianti, alveari di casucce ocra, rosa e rosso veneziano che simulano le case dei pescatori di Chioggia. o nel caso di architetti più fantasiosi si sviluppano ondulati come l’onda del mare, o come l’incedere di un ubriaco. Le ville dai nomi di donna invecchiano, si ingrigiscono i muri, a pianterreno li attacca una muffa verdina, qualche pino si ammala, la salsedine mangia la vernice delle scale… i vecchi proprietari, se ancora ci sono, compaiono qualche settimana a giugno, con i nipoti più piccoli, i giovani vanno in vacanza altrove, nei mari del Sud o nei deserti del Nord (Africa); dalla Germania arriva qualche famiglia turca, le cui figlie adolescenti nuotano vestite in piscina. I nuovi affittuari sono soprattutto cechi e slovacchi. Arrivano in corriera, donne di mezza età robuste e sorridenti che alla mattina nuotano nell’acqua ancora fredda e poi fanno ginnastica sotto i pini.
Tutta questa storia è però una storia estiva che si conclude a fine settembre. Ottobre è rimasto lo stesso nei decenni: silenzio, vuoto e abbandono. Il custode non si cura di spazzare via gli aghi dei pini, la nebbia sembra ovatta premuta sul fondo di un catino, e non c’è nessuno che vede se arriva qualcuno...
|