L'Odeon

Ci venivano Lenin ed Einstein, Joyce e i dadaisti. Poi profughi e rifugiati di ogni colore. Poi tossici di ogni dipendenza che facevano solo danni e il locale ha rischiato di chiudere per sempre.

Ma adesso di nuovo all’Odeon gli ottoni sono lucidi, i vetri brillanti come le gocce di cristallo dei lampadari, lo champagne venduto a bicchieri come vino da pasto. Il lusso di qui è una tranquilla abitudine: coppie di splendidi amanti che però sembrano coniugi, giovani maschi dalle occhiaie antiche, camerieri lenti e cortesi come padroni di casa, ragazze che ridono parlando in francese, un signore di mezza età in pelliccia e rossetto, un altro più vecchio con la gonna e l’ombrello alla Mary Poppins, una giovane donna con i gomiti sul tavolo e la camicia aperta sul seno che pare in vetrina, un ecclesiastico che sbriga la corrispondenza del suo ufficio e ordina solo un caffè…

Dopo un po’ ti viene da chiederti se è tutto vero o se sei capitato sulla scena di un film e a momenti toccherà a te entrare nella storia.